
Siamo nell’anno che voi Uomini Bianchi chiamate 1675 dopo Cristo.
Io sono Hashale, lo Sciamano del glorioso popolo pellerossa Munsee. E questa terra è la nostra Terra. Si chiama Mahan Atin che vuol dire Isola e Collina.
Il nostro villaggio era diverso da tutti gli altri villaggi dei pellirosse. La nostra tribù era la più antica di questi posti e quella con più grandi tradizioni alle spalle. In tutto ci differenziavamo dagli altri pellirosse. E anche ciò che sto per raccontarvi, ci distinse dalle altre tribù.
Al centro dell’isola era collocato il nostro villaggio composto da sedici tende poste in cerchio. Al centro c’era la tenda del Capo-tribù: una donna chiamata Wakanda.
Quel giorno era un giorno tranquillo, un giorno come tanti. Il sole cadeva a picco sulle teste rosse del mio popolo e illuminava la terra ambrata lì attorno facendola brillare. C’era il solito Vento dal Nord che si infilava tra i capelli neri delle donne Munsee che stavano svolgendo il loro lavoro e aspettando gli uomini di ritorno dalla caccia.
Ogni donna pellerossa era di fronte alla sua tenda: c’era chi preparava il cibo per i propri figli e chi invece colorava le pelli di bisonte che sarebbero diventate i nuovi vestiti dei guerrieri.
Anche Wakanda stava aspettando suo marito Leyati perché doveva dargli un annuncio importante. Vicino a lei c’erano i suoi due figli gemelli: Wapi, Tramonto di Fuoco, e Maneta, Alba di Perla. Erano nati undici Stagioni del Sole fa, quelli che voi chiamate anni, ed erano i due più bei Munsee dai tempi della Capo-tribù Nuna, madre di Wakanda.
«Mamma, quando nascerà nostro fratello?» esclamò Wapi, lasciando sorpresa Wakanda.
«Molto presto, Wapi».
«E si farà una grande festa?» intervenne Maneta.
«Certo. Faremo una grande festa come quando siete nati voi due». Wakanda le accarezzò la guancia con grande dolcezza, tanto che Wapi corse verso di lei per chiedere anche lui una carezza. La ricevette con un grande sorriso.
«È stata una grande festa?» continuò Wapi, finalmente soddisfatto dell’affetto ricevuto.
«Certo, anche perché è durata tutto un giorno».
«Un giorno intero?»
«Sì, Maneta, dall’alba al tramonto. La festa inizia quando la mamma capisce che sta arrivando il momento della nascita…»
«…e termina quando sono nati i bambini» con-cluse Wapi.
«Certo. Maneta è nata di mattina presto» disse Wakanda.
«Alba di Perla» aggiunse ridendo Maneta, indicandosi sul petto e facendo chiaro riferimento al significato del suo nome. «E tu Wapi alla sera».
«Tramonto di Fuoco» tuonò Wapi. Anche lui fece gli stessi movimenti di Maneta.
Se qualcuno non l’avesse saputo avrebbe potuto capire in ogni momento che erano gemelli. Uguale sorriso, uguale espressione degli occhi, uguale fierezza ma diverso colore della pelle: Wapi, Tramonto di Fuoco, tendeva al rossastro, come tutta la nostra tribù mentre Maneta era più chiara come se la Luna l’avesse illuminata prima della sua nascita.
Wakanda, sentendo le parole dei propri figli, fu molto fiera di loro: avevano nel sangue la tradizione Munsee e sapevano perfettamente capire il significato profondo dei loro nomi. Ma anche delle cose che li circondavano.
«È bellissimo, mamma, così potremo vedere con nostro fratello quello che non ci ricordiamo della nostra storia. Eravamo troppo piccoli» disse Maneta.
«È vero. Stasera dirò a vostro padre che devono iniziare i preparativi per la Danza della Nascita. Poi non sappiamo se sarà un fratello o una sorella oppure altri due». A quelle parole e a quel pensiero gli occhi di Wakanda sembrarono riempirsi di gioia, tanto che il riflesso del Sole glieli rese splendenti. Sembrava di vedere un prato verde, ricoperto di quella brina delle fredde giornate della Stagione del raccolto del granturco, illuminato dal Sole.
«Mamma, possiamo aiutarti a preparare questa festa?»
«Certo, Wapi. Anzi avrete un ruolo fondamentale».
«Quale?» interruppe sorpresa Maneta che già si vedeva protagonista di questa festa.
«Ve lo spiegherò in questo tempo che ci separa dalla nascita di vostro fratello».
«Ci hai già insegnato tante cose del nostro popolo ma questa ci mancava» gioì Wapi.
«È vero ma devo ancora insegnarvene tante, perché è importante conoscere la propria storia e le proprie tradizioni».
«Ci racconti ancora dell’Acchiappasogni?»
«Certo, Maneta».
Wakanda iniziò il racconto più bello della tradizione Munsee: la nascita dell’Acchiappasogni.
«In un villaggio viveva una bambina di nome Nuvola Fresca. Un giorno la piccola disse alla madre, Ultimo Sospiro della Sera: “Quando scende la notte, spesso arriva un uccello nero, becca pezzi del mio corpo e mi mangia finché non arrivi tu a cacciarlo via. Ma non capisco cosa significhi tutto questo”. Ultimo Sospiro della Sera rassicurò la piccola dicendole: “Le cose che vedi di notte si chiamano sogni e l’uccello nero che arriva è soltanto un’ombra che viene a salvarti”. Nuvola Fresca rispose: “Ma io ho tanta paura, vorrei vedere solo le ombre bianche che sono buone”.
Allora la madre, che in cuor suo sapeva che sarebbe stato ingiusto tralasciare le paure della sua bimba, inventò una rete tonda per pescare i sogni nel Lago della Notte, poi diede all’oggetto un potere magico: riconoscere i sogni buoni, utili alla crescita spirituale della sua bambina, da quelli cattivi, cioè insignificanti e ingannevoli. Ultimo Sospiro della Sera costruì tanti Acchiappasogni e li appese sulle culle di tutti i piccoli del villaggio. Man mano che i bambini crescevano abbellivano il loro Acchiappasogni con oggetti a loro cari e il potere magico si sviluppava insieme a loro».
«È proprio bella questa storia» disse Maneta.
«Anche tu, mamma, hai preparato il nostro Acchiappasogni?» continuò Wapi.
«Certo, con le mie mani».
«Io ho già aggiunto delle piume d’aquila che ho trovato vicino al lago».
«Hai fatto bene» esultò Wakanda. «Ricorda che devi conservare il tuo Acchiappasogni per tutta la vita, come un oggetto sacro portatore di forza e saggezza».
«Lo farò mamma».
martedì 4 marzo 2008
L'incipit del romanzo
venerdì 15 febbraio 2008
Ambientazione della storia: il Mondo dei Nativi d'America

Munsee
Munsee (si pronuncia “Munsii”) è il popolo nativo americano protagonista di questa storia. È una tribù di agricoltori e cacciatori di lingua algonchina, il cui nome proviene da manah, isola e atin, collina. Nei secoli precedenti l'arrivo dei bianchi, i Munsee occupavano l'odierna isola di Manhattan e la riva est del fiume Hudson. Hanno un segno caratteristico che li distingue dalle altre tribù: una striscia bianca che segna il loro viso da una estremità all’altra.
Acchiappasogni
L’acchiappasogni è un oggetto che, collocato sopra il letto del proprietario, ha lo scopo di scacciare i brutti sogni e favorire l'avverarsi di quelli belli. Tutti i sogni, infatti, passano attraverso il dream-catcher e la ragnatela all'interno del cerchio fermerà quelli cattivi, mentre le piume d'uccello e le perline permetteranno l'avverarsi di quelli positivi. Ha grandi poteri sulla vita del suo proprietario.
Sciamano
Lo sciamano ha lo scopo di risolvere problematiche di base per la sopravvivenza della tribù. Nel popolo Munsee, è il Grande Spirito a decidere le sorti e ciò che accade sulla terra, quindi, i problemi possono essere risolti solo da un proprio simile che ha la capacità ed i mezzi per entrare in contatto con Lui, affrontando, quindi, un viaggio ultraterreno nel mondo dell’aldilà. Questo è lo sciamano, un ponte, quindi, tra il mondo terreno e quello ultraterreno. Secondo la cultura dei Munsee, non si può diventare sciamani per scelta o per semplice iniziazione, ma si deve ricevere una chiamata da parte del Grande Spirito e a questa chiamata non si può rispondere negativamente.
Albero Sacro
Gli alberi sono da sempre molto importanti per i Nativi d'America poiché, per questi popoli, emanano una certa energia dal momento che rappresentano una continuità cosmica ininterrotta. Le loro radici, infatti, sono collegate all'universo sotterraneo, il tronco alla superficie terrestre e i rami al cielo. L’Albero Sacro veniva utilizzato nei rituali sciamanici ed era un punto di riferimento molto importante, infatti, costituiva il collegamento tra il cielo e la terra ed era posto al centro del Cerchio Magico. Nella Danza del Sole, il rituale si svolge proprio attorno all'albero sacro. Per i Munsee, l'albero aveva quattro significati principali: protezione (dai raggi del sole, fornisce il legno per scaldare), nutrimento (coi suoi frutti), crescita e interezza.
Maschere
Le maschere, presso i Munsee, erano molto importanti ed erano utilizzate dagli sciamani nei loro rituali in quanto si riteneva che chi la indossasse avesse la possibilità di trasformarsi in ciò che in essa era raffigurato.
Ruota di medicina
La ruota di medicina è per i Munsee e per tutti i Nativi d’America il simbolo dell'universo. Essa si presenta come un cerchio disegnato sulla terra. Il cerchio simboleggia l'armonia dell'universo, mentre la ruota, con il suo movimento, accompagna lo svolgersi degli avvenimenti conosciuti e meno.
Sacca di Medicina
È un potente amuleto diffuso tra i Munsee, costruito con la pelle dell'animale comparso in visione e tenuto sempre con sé. Non si sa bene cosa contenga, probabilmente, erbe o pietre "magiche" e, in molti casi, non viene mai aperta. La tribù confida molto nel suo potere e serba per questa borsa una profonda venerazione, levando preghiere e compiendo riti in suo onore.
Scalpo
Per scalpo s’intende una piccola parte del cuoio cappelluto che viene strappata al nemico con un'operazione che non è mortale. I popoli Nativi d’America ritengono che lo scalpo contenga l'anima e la forza del possessore che può venire trasmessa al guerriero che è riuscito ad impossessarsene.
Tamburo
Il tamburo è lo strumento musicale per eccellenza della cultura nativa e viene utilizzato nelle cerimonie per comunicare con il Grande Spirito. Si costruisce con il materiale indicato dal Grande Spirito e, sopra la sua pelle, vengono disegnati dei simboli che rappresentano i vari viaggi che deve compiere lo sciamano. Il tamburo consente, attraverso il suo suono ripetuto, di entrare in uno stato di preghiera, allontanando gli spiriti malvagi e lo Spirito del Male.
Totem
Totem deriva da una parola algonchina ototeman. Il totem rappresenta una serie di animali e fenomeni naturali. Per il popolo Munsee è oggetto di culto perché in esso vede il proprio antenato al quale erano attribuite delle gesta mitiche. Per essere completo deve contenere il bastone dorato dello sciamano della tribù.
I protagonisti della storia

Hashale – Viaggiatore del Sole
Hashale (pronuncia “Àsciale”) è il protagonista di questa fantastica storia. È un pellerossa della tribù dei Munsee. All’inizio del racconto, è il narratore, ma, poi, lo ritroviamo sedicenne come un giovanissimo sciamano dei Munsee. È coraggioso, ma, allo stesso tempo, inesperto perché molto giovane. Assieme a sua sorella Maneta dovrà compiere molte imprese. Avrà il tempo di sei stagioni per ritrovare se stesso e la sua famiglia.
Wakanda - Vita di Luce
Wakanda (pronuncia “Uacànda”) è la capo-tribù dei Munsee. È una donna ed è una figura caratteristica di questo popolo Nativo d’America. È sposata con Leyati e ha due figli gemelli: Maneta e Wapi. È a capo del Consiglio delle Madri, organo supremo di governo dei Munsee. I rappresentanti di ogni famiglia, invece, si riuniscono nel Gran Consiglio Tribale che Wakanda è obbligata a consultare prima di prendere decisioni importanti per il suo popolo. Mentre narriamo le vicende della sua gente e della sua famiglia è incinta.
Maneta - Alba di perla
Maneta è figlia di Wakanda e sorella gemella di Wapi. È molto bella e la sua pelle è più chiara rispetto ai suoi coetanei: per questo è stata chiamata Alba di Perla. Vivace, ma, allo stesso tempo, riflessiva e generosa. Durante la storia, assumerà un ruolo rilevante per la salvezza del popolo Munsee diventando capo-tribù.
Wapi - Tramonto di fuoco / Nahele – Foresta della Vendetta
Wapi (pronuncia “Uapi”) è figlio di Wakanda e fratello gemello di Maneta. Sebbene all’inizio dell’avventura abbia solo undici anni, è molto coraggioso, ma, allo stesso tempo, troppo impulsivo. Alcune sue scelte affrettate procureranno grandi guai ai Munsee. Si lascerà influenzare dalla tribù nemica dei Mohegan e, con Nitis, programmerà la distruzione del suo popolo nativo.
Leyati - Tuono di vento
Leyati (pronuncia “Leiàti”) è marito di Wakanda. È un guerriero coraggioso e proprio per queste sue qualità ha potuto sposare la capo-tribù dei Munsee. È molto rispettato dal suo popolo e, sebbene non abbia potere decisionale, viene sempre consultato dal Consiglio delle Madri, come uomo saggio. Come tutti i Munsee ha una striscia bianca dipinta sul suo viso.
Wachpanne
Wachpanne (pronuncia “Uachpanne”) è l’indiano più strano presente nel popolo dei Munsee. La sua eccentricità lo porterà ad essere giudicato in modo sbagliato da molti pellirosse. Prenderà accordi con il Governatore Edmund Andros per far incendiare il villaggio Munsee in modo da ottenere un biglietto sulla prossima nave in partenza per l’Europa. Sarà un traditore oppure un salvatore
Edmund Andros
Edmund Andros è il Governatore di New York dal 1664. Su direttiva di Carlo II d’Inghilterra, decise di ampliare la zona colonica invadendo tutta l’attuale isola di Manhattan. L’unico problema erano i Munsee, popolo Nativo d’America presente sul territorio. Stringe con Wachpanne un’alleanza segreta contro i pellirosse. Crudele e assetato di potere, tenterà di diventare sempre più importante alle spese anche della propria reputazione.
Chenoa – Cuore che vede
Chenoa (pronuncia “Cenoa”) appare misteriosamente nella storia come una pellerossa amica di Nahele, ma poi si rivelerà un’altra persona. Dice di essere una pellerossa, ma non rivelerà mai il nome della sua tribù, infatti, non porta nessun segno distintivo. Molto saggia e riflessiva, sarà colei che aiuterà di più il popolo Munsee dall’attacco degli Uomini Bianchi.
Nuna – Terra del Sole
È la madre di Wakanda. È stata capo-tribù dei Munsee per molto tempo prima di passare il potere alla figlia. Fa parte del Consiglio delle Madri. Saggia e riflessiva, aiuterà i nipoti e il proprio popolo nella fuga dal villaggio, nonostante gli inconvenienti e gli ostacoli che incontrerà durante il cammino.
Nìtis – Amico del Sole
È un pellerossa della tribù dei Mohegan: popolo del Nord. Dopo aver rapito Wapi quando ancora era bambino, lo crescerà come se fosse suo figlio. Lo coronerà Sciamano delle Tenebre. Figura misteriosa e dai progetti oscuri, influenzerà Wapi e lo metterà contro il suo vero popolo d’origine: i Munsee.
Apòni – Farfalla del Vento
Aponi è la sorella di Leyati. Staccatasi dopo il suo matrimonio dalla tribù Munsee per crearne una nuova è, però, fedele e leale a Wakanda. Deve il suo nome ad un avvenimento importante che accadde a sua madre e che salvò il suo popolo d’origine dall’attacco della tribù Accomac. Ospiterà nel suo villaggio la tribù Munsee con a capo Wakanda dopo l’incendio e la fuga dal loro villaggio.
Presentazione del romanzo

Un incendio, il villaggio Munsee, tre fratelli: sono i primi ingredienti di una trama avventurosa, colma di magia e di colpi di scena che ci proietteranno nell’America dei pellirosse.
È un viaggio in un mondo fantastico e incredibile che ha inizio dalle vere e antichissime origini e tradizioni degli indiani che abitavano le terre d’America in pace e tranquillità prima dell’arrivo dell’Uomo Bianco.
Sogni, tradimenti, incontri e incantesimi movimentano e cambiano la vita di Hashale, di suo fratello Wapi e di sua sorella Maneta in un susseguirsi d’imprevisti e sorprese che faranno da cornice ai veri valori della vita nel rispetto e nei diritti di tutti gli uomini.
Molti personaggi tessono la trama di questo avvincente romanzo: Nuna, la vecchia nonna saggia; Wakanda e Leyati, genitori dei protagonisti che crescono i loro figli nel rispetto delle tradizioni e dei valori più importanti per l’uomo; Nitis, Capo-tribù dei nemici Mohegan; Wachpanne, pellerossa che tradisce il suo popolo; Chenoa, la ragazza dai tanti misteri; il perfido Governatore Edmund Andros, mandato dal Re Giacomo d’Inghilterra a colonizzare il Nuovo Mondo.
Tre mondi diversi e lontani a confronto: quello dei Munsee, quello dei nemici Mohegan e quello degli Uomini Bianchi.
Il viaggio alla scoperta dei poteri dell’Acchiappasogni di Hashale e del suo meraviglioso mondo ha inizio.
Il romanzo prende spunto dalla celebrazione dei 60 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, firmata a Parigi il 10 dicembre 1948, per mettere in luce i diritti calpestati dai colonizzatori delle Americhe nei confronti dei Nativi. Con un linguaggio semplice e allo stesso tempo avvincente adatto ad un pubblico di ragazzi, adolescenti ma anche adulti, l’autore ha costruito un mondo in cui i diversi protagonisti metteranno in luce le loro caratteristiche come popolo e come uomini. Decisamente dalla parte dei Nativi, questo romanzo si pone tra quei racconti in cui l’avventura, l’ambientazione storica e la fantasia sono anche strumento di denuncia sociale. Presentato in anteprima in diverse scuole medie e superiori italiane è stato adottato come testo di lettura per le vacanze.
